Sarà anche il dramma di una donna, ma a me l'articolo apparso su l'Unità di oggi, di una donna che ha sperimentato (leggasi: abortito) con la RU486 da i brividi e mi lascia una mancanza. Ci sono tante cose che non capisco in questo racconto: come si fa ad amare un uomo che non si considera adatto ad esser il padre dei propri figli (non lo ami?), il rispetto delle motivazioni che la legge prevede per abortire (serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui e’ avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito) e un concetto di fondo che il nascituro è cosa tua (non potevo sopportare l'idea di vomitare per due mesi senza una giusta ragione), che può venire o meno alla luce per tua volontà.
Certo, questa donna ha trovato anche un medico che probabilmente si sente Dio in terra.