Ho letto (un po' velocemente) il testo del DDL Gelmini sull'Università.
Non mi è piaciuto in vari punti:
1) Governance dell'Ateneo: in pratica, reinserisce negli Statuti l'obbligo di avere Senato (senza presidi) e Consiglio di Amministrazione quando da anni si dice che basterebbe un organo che comprendesse le funzioni di entrambi e alcuni Atenei si erano mossi in questo senso. Giusto invece chiudere (forse) le facoltà e che i dipartimenti abbiano più di 45 docenti, i dipartimenti troppo piccoli sono solo un grande dispendio di risorse. C'è una piccola possibilità in materia di governance data ad accordi tra Ministero e Università per sperimentare "modelli organizzativi e funzionali", ma è appunto una possibilità, non la norma. E' un passo indietro.
2) Reclutamento dei docenti. Ok, assegni (potranno essere meglio pagati e di durata anche triennale rinnovabili) e ricercatori a tempo determinato, meno bene i concorsi locali, per docenti di prima e seconda fascia, che da sempre sono stati considerati come lo scandalo dell'italica accademia, anche se verranno (con di decreti attuativi) messi alcuni paletti contro il nepotismo. Interessante l'abilitazione ogni 4 anni fatta da una commissione di esperti, una sorta di conferma i n ruolo ciclica. Ma non era meglio il concorso nazionale per settore scientifico disciplinare e la successiva chiamata di Ateneo degli idonei al concorso? Si cerca di normare la disciplina dei contratti di insegnamento, ma in pratica, si toglie la possibilità al solo personale tecnico amministrativo di avere contratti. Tra l'altro, si lascia la possibilità di contratti a titolo gratuito che potrebbero portare alla moltiplicazione degli insegnamenti (è gratis, non costa nulla, perchè non prevederlo?) ed al rischio di docenti dal basso profilo scientifico (non mi pagano ma insegno in Università e mi migliora il CV).
3) Male il Diritto allo studio: si ritorna ad un riaccentramento a livello nazionale (da tenere presente che il diritto allo studio è legislazione regionale ndr). Tra l'altro, varie erano in giro per l'Italia le eccellenze dei vari diritti allo studio regionali che non vengono prese in considerazione.
Niente dice sul valore legale del titolo di studio.
Ora, è solo un disegno di legge, auguriamoci che il parlamento lo possa migliorare, anche se la presenza in massa di docenti tra i deputati non assicura grandi passi in avanti, soprattutto riguardo al reclutamento della docenza.