"La storia considerata come una vicenda di buono e di cattivo tempo, di uragani e di sereni, ecco che cos'è la storia per un italiano. Per questo scetticismo della storia non si sono prodotti tanti tragici fenomeni in Italia, dove nulla è mai scontato interamente, dove tutti possono avere la loro parte di ragione, o dove tutti hanno torto, dove si ritrovano viventi i residui di tutte le catastrofi e di tutte le esperienze e di tutte le epoche. Ci sono ancora i guelfi, i neoguelfi, i separatisti, i federalisti, i sanfedisti, i baroni, i feudatari, ecc. Questi caratteri italiani sono l'origine delle più strane sorprese e delle più incredibili involuzioni"
Corrado Alvaro, Quasi una vita.
Ripensando agli episodi avvenuti negli ultimi giorni a 7-8 km da casa mia, ma che poi riguardano anche il mio Paese, mi è venuta in mente questa frase, che i potenti strumenti messici a disposizione dalla tecnologia mi hanno aiutato a ritrovare.
Sui fatti di Rosarno se ne son sentite di tutti i colori. Si è parlato di razzismo, schiavismo, sfruttamento. E' una vicenda invece dai contorni sfumati, come un po' tutte quelle che avvengono alle pendici dell'Aspromonte, dove il confine tra ciò che è legale e ciò che non lo è spesso non è chiaro ma annacquato dall'arte di arrangiarsi, per cui sei tranquillo, nel giusto. Così come Antonello, uno dei personaggi di Gente in Aspromonte, che, ormai divenuto brigante come reazione alle angherie subite dalla sua famiglia, al momento dell'arresto dice: «Finalmente… potrò parlare con la giustizia, che ci è voluto per poterla incontrare, e dirle il fatto mio!» non avendo chiaro il fatto che ormai era passato dall'altra parte della barricata.
Credo che nessuno dei tanti piccoli proprietari terrieri pensasse di star facendo del male a qualcuno prendendo a giornate gli extracomunitari, anzi: dava loro un lavoro, offrendo ciò che il magro commercio degli agrumi gli permetteva di raggranellare. E in posti dove "i bianchi" lavorano per 3-500 euro al mese come commessi, 30 euro al giorno non sembrano esser pochissimi.
Il resto, il lavoro in nero, i contributi non pagati, sono cose che riguardano lo Stato, quegli enti che ti hanno abbandonato e che barattano le loro mancanze con i soldi, i tanti della cassa del Mezzogiorno prima, i molti meno dell'Inps per le disoccupazioni e dell'AGEA ora.
Quelli che ho buttato giù sono pensieri un po' confusi.
Vi consiglio la lettura di due articoli che Mimmo Gangemi, ingegnere calabrese ora in pensione ha scritto negli ultimi giorni su La Stampa. Lo stesso ha pubbilcato anche un romanzo, "il giudice meschino". Gi articoli mi son piaciuti, perchè ben ci trasportano in quella "terra dell'enigma" di cui parlava qualche giorno fa Fabrizio D'Esposito su il Riformista.
Il Diritto di non essere eroi
Ma non è razzismo