Ciro Ferrara è una brava persona. Ogni volta che sento una sua intervista dopo una sonora sconfitta, dopo che una ennesima statistica è stata stracciata (prima partita del Chievo vinta contro la Juve, decima sconfitta come 49 anni fa...) e lui parla, pacato, risponde a tutti in modo tranquillo, cercando di analizzare serenamente ciò che è successo, penso che sia un grande uomo.
Forse un po' meno un grande allenatore.
Gli hanno chiesto di fare l'allenatore all'inglese, senza aver dietro il paracadute di una dirigenza che fosse all'altezza, che lo potesse sostenere nel rapporto con i media e i giocatori, molti dei quali tra l'altro suoi amici. Cobolli Gigli (finchè c'è stato) non ha dato una grande impronta. Blanc è un buon amministratore delegato, che però lo potrebbe essere anche di una catena di grandi magazzini. Secco si occupa di mercato come io al banco frutta del Carrefour: io guardo il volantino delle offerte, lui consulta Tuttosport.
Ogni tanto penso se io avrei accettato il compito di allenare una squadra di club così importante alla mia prima esperienza.
E mi dico di no, non l'avrei fatto. Avrei lasciato la Juve e mi sarei cercato un club di serie B o C. Meno soldi, meno successo, ma sicuramente un ambiente più a misura d'uomo.
Aveva ragione Gasperini: per allenare una squadra ci vuole esperienza.
Con grande dispiacere, dico che ormai l'era Ferrara è finita. Ci vuole una svolta e al momento l'unica possibile, in attesa di un cambio di dirigenza, è il cambio di allenatore.
Ma non un traghettatore. Come ha detto Trapattoni ieri "Quella bianconera non è una maglia ma un'armatura. Però non è sufficiente spendere soldi ma serve personalità. E' un lavoro duro e non si può cambiare ogni tre minuti, altrimenti alla squadra non si darà mai una base".
Ci vuole un allenatore per un progetto sul lungo periodo. Ricordiamoci che la crisi di Ranieri è iniziata con un pranzo tra Blanc e Lippi. Non si può tracheggiare aspettando che a fine stagione arrivi (se arriverà) il salvatore, così si finisce in serie B.