Sulla presunta - ma ci posso scommettere - reale inchiesta di Trani sulle intercettazioni a Berlusconi, ci sono varie cose che non tornano.
Primo: è un problema di libertà, e non è di poco conto.
Sulle intercettazioni dei discorsi dei parlamentari, la Costituzione, non modificata da un governo Berlusconi, ma in piena tempesta giustizialista tangentopoliana nel 93 recita : (art.64) “Analoga autorizzazione (autorizzazione della Camera) è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazione, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.” Il presidente del Consiglio è un parlamentare e nessuna autorizzazione a procedere è stata richiesta alla Camera per questa inchiesta.
E questo non è un problema di poco conto. Una inchiesta che coinvolga intercettazioni riguardanti un parlamentare, ancora di più, il presidente del Consiglio, è illegale, anticostituzionale e si configura come un attacco agli organi dello Stato, ancora peggiore perché perpetrato da chi la legge la dovrebbe conoscere e far rispettare.
Secondo aspetto: la competenza territoriale. Indagini di questo tipo non dovrebbero esser svolte a Trani, ma a Roma: appena la Procura di Trani avesse trovato un qualcosa che potrebbe essere illecito, dovrebbe trasferire tutto alla procura di competenza.
Continuando: l’inchiesta ha senso solo se viene trovata una fattispecie criminosa, il “vulnus”: quale sarebbe la fattispecie criminosa? Concussione o corruzione? Allora ci sono di mezzo bustarelle: dove sono? In caso contrario, non vi è un reato e le conversazioni dovrebbero rimanere private, non perché riguardano un parlamentare della Repubblica, ma in quanto conversazioni tra privati cittadini ex art. 15 della Costituzione: “La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili”.
Detto tutto questo, se vi fosse reato, i magistrati hanno agito lo stesso contra legem, se non vi fosse, si tratta lo stesso di atti contro il diritto di riservatezza e quindi punibili in sede civile e penale.
C’è poi l’aspetto politico di tutta la vicenda.
E su questo, ossia se le telefonate di Berlusconi possano portare a delle conseguenze politiche, il presidente del Consiglio non ne deve rispondere ai giudici – sempre che non vi siano delle reali fattispecie criminose, e non le due accuse che sono state buttate lì per motivare le intercettazioni- ma al popolo, agli elettori.
Ho fatto una brevissima ricerca ed ho trovato due articoli interessanti.
Non riguardano il presidente del Consiglio italiano, ma l’osannato Obama.
1) Botta e risposta con i giudici della Corte Suprema, dove il capo della Corte Suprema è arrivato a dire, a fronte degli attacchi ricevuti dal Presidente “mi inquieta molto quanto avvenuto”
2) Un attacco a Fox news, che si permetteva di criticare alcune scelte della sua amministrazione: “Li tratteremo come avversari politici – ha detto al New York Times la stratega della comunicazione della Casa Bianca, Anita Dunn – non abbiamo bisogno di far finta che Fox News sia una normale organizzazione giornalistica”.
Ieri sera ho visto l'Infedele, che dopo la sentenza del TAR può ricominciare a parlare di politica. Titolo: "sull'orlo di una crisi di regime?" C'era Santoro in collegamento, che ha sparato a zero su Berlusconi, supportato da Lerner con toni da denuncia per diffamazione. Vi erano parlamentari dell'opposizione e, per la maggioranza, una giovane consigliere comunale o provinciale di non mi ricordo dove balzata alla cronaca per la sua polemica aperta verso i vertici del PDL.
Pars Condicio.