Premessa: Santoro è un grande conduttore.
Fazioso, odioso quando getta là le domande provocatorie e non da diritto di replica, quando usa i tempi della pubblicità a proprio favore, ma sempre un grande anchorman.
Ha lasiato la RAI, che io ricordi, già due volte: la prima, per un contratto miliardario all'allora Fininvest, la seconda, dopo il cosiddetto "editto bulgaro", con Santoro che si trasferì al Parlamento europeo. Ora, ci si stavapreparando per il terzo atto: Santoro lascia la Rai dalla porta, per entrare dalla finestra, non più solo conduttore, ma produttore di programmi (giustamente definiti docufiction, ossia quelle cose che vorrebbero documentare i fatti ma che li rivisitano in chiave romanzesca, facendo passare supposizioni per fatti certificati), con contratti che si stimano intorno ai 10 milioni.
Dopo le rivelazioni della scorsa settimana su questa trattativa tra Santoro e Masi, anche i sui più grandi amici (meno Travaglio) hanno dovuto fare un passo indietro. Il Moralizzatore della televisione che, piangendo, da vittima, incassava una cifra colossale da Mamma RAI.
Oggi, contrordine: Santoro ci ripensa, non se ne fa nulla, torniamo a prima di una settimana fa.
Questo ripensamento? E' dovuto alla mancanza di privacy, quella che lui non riconosce ai suoi "imputati" durante i suoi programmi, è invece ritenuta inviolabile nel suo caso. Come se lui non fosse un personaggio pubblico e i soldi che dovrebbe incassare non fossero quelli del canone TV e quindi dei contribuenti.