Commentando una propria sconfitta, uno ha davanti alcune opzioni:
- negare l'evidenza, i più forti eravamo noi, ma la sfortuna ha voluto che... Questa posizione però spesso non viene utilizzata anche perchè alla sfortuna non tutti ci credono. Inoltre, se uno è sfortunato, il suo destino è bello che segnato: chi ci assicura che la volta dopo il fato non si accanirà ancora?
- ammettere la sconfitta: loro erano più forti. Questa opzione non viene quasi mai presa in considerazione o comunque, vi viene sempre aggiunto un però (però se loro non avessero.... avremmo potuto...)
- lottare contro forze occulte: questa è l'opzione preferita, dare la colpa ad un terzo. "Non è che noi eravamo più deboli o loro più forti, non è stata la sfortuna: abbiamo avuto contro qualcuno che poteva cambiare le regole del gioco o, almeno, riutilizzarle contro di noi". Più occulto o forte è il potere che si ha contro, minore è la propria responsabilità (es: l'arbitro che ti punisce in una partita dimostra che tu non conti nulla, se un alieno ti sposta la palla con un raggio laser, cosa ci potevi fare?).
Questa è l'ultima piagnucolosa teoria di Veltroni: abbiamo perso le elezioni nel 94 a causa delle stragi di mafia.
La storia, per come la ricordo io, non andò proprio così.
Le forze progressiste erano convinte di far man bassa di voti, se non altro visto che erano rimaste le sole in campo dopo che i loro amici magistrati (che oggi infatti siedono sugli scranni del PD) avevano in pratica distrutto i concorrenti con "mani pulite".
Non avevano un progetto di governo, si affidavano al programma lacrime e sangue buttato giù dal governo tecnico di Ciampi, senza una progettualità o prospettiva differente dal rispetto dei parametri UE.
L'irresponsabilità era ad un liello tale che non avevano nemmeno un candidato alla presidenza del Consiglio, posto che avrebbero ceduto a Ciampi, ex governatore della Banca d'Italia.
Non credo che siano state le stragi a cambiare le carte in tavola. Le stragi, al massimo, hanno unito l'Italia intorno al Parlamento, come dimostra ad esempio l'elezione di Scalfaro in un momento di grave crisi istituzionale.
La sconfitta, allora, se la sono andata a cercare, non prendendo in considerazione il fenomeno Berlusconi e la voglia di cambiamento dell'Italia di allora.